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SERIES

A CONSCIOUS TOMORROW: La forza significante della fragilità

Data di pubblicazione: 10.09.2025

Nora Santonastaso

Un futuro consapevole concretizza nei progetti di architettura la possibilità di recuperare in modo etico e sostenibile anche le strutture dal carattere più complesso, come quelle che, un tempo, erano simbolo di segregazione e solitudine.

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Museo Laboratorio della Mente

Il complesso dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà è oggetto di un ampio progetto di recupero, che mira a ricucire gli spazi con il quartiere attraverso l’introduzione di servizi per la collettività.

Benvenuti a un nuovo appuntamento con la serie tematica di ARCHITECT@WORK A Conscious Tomorrow, che indaga come l’architettura possa essere strumento di reinterpretazione e valorizzazione di antichi luoghi densi di memoria, instaurando un intenso dialogo tra passato, presente e futuro. Il tema del racconto di oggi accenta con vigore ancora maggiore il significato dell’aggettivo conscious; parliamo infatti della rigenerazione di ex strutture psichiatriche, spesso vere e proprie città nelle città, in un’ottica di trasformazione urbana consapevole e orientata alla collettività.

Gli ex ospedali psichiatrici rappresentano, ancora oggi, l’impronta architettonica di uno dei capitoli più dibattuti e bui della storia urbana e sanitaria italiana. Ideati in origine come luoghi in cui la cura assumeva la connotazione del contenimento, della segregazione e del controllo, questi complessi architettonici sono stati per decenni enclave di marginalità. E, qui, la parola margine ne definisce due caratteristiche: edificazione ai margini della città ma, anche e soprattutto, ai margini della coscienza collettiva.

Il Santa Maria della Pietà, a Roma, costituisce uno dei casi più emblematici di questa storia. Realizzato a partire dalla fine dell’Ottocento, su progetto di Edgardo Negri e Silvio Chiera, come Manicomio Provinciale, si sviluppa planimetricamente secondo uno schema a padiglioni immersi in un parco di oltre 40 ettari, seguendo i principi dell’epoca, che interpretavano la terapia come isolamento e separazione fisica e funzionale e rendevano invisibili le vite delle migliaia di pazienti che li abitavano ogni giorno.

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Museo Laboratorio della Mente

Il progetto originario del Santa Maria della Pietà organizzava le strutture di ricovero a padiglioni all’interno di un’area verde di oltre 40 ettari.

A oltre quarant’anni dalla Legge Basaglia (la 180 del 1978), il destino di questi spazi diventa centrale nel dibattito incentrato sul riuso del patrimonio urbano dismesso. Oggi il Santa Maria della Pietà è al centro di un programma di recupero complesso e graduale, promosso dalla Regione e dal Comune. L’obiettivo è una completa riconversione polifunzionale dei padiglioni e delle ampie aree esterne di pertinenza che però, a causa del vincolo storico-monumentale che li tutela, innalzano il livello della sfida progettuale e la incentrano intorno alla compatibilità tra la conservazione, l’adeguamento normativo e le necessità complessive delle nuove destinazioni d’uso previste.

Il masterplan, ancora in evoluzione, prevede la compresenza di funzioni socio-sanitarie, residenze temporanee per studenti, spazi culturali e servizi di prossimità per il quartiere. L’obiettivo esplicito del progetto è rompere le barriere, ovvero superare la logica del cerchio chiuso per restituire questo prezioso e denso frammento di città a chi gli è intorno, attivando processi di rigenerazione sociale e di riappropriazione collettiva del bene pubblico.

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Roma Verso

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Il parco del Santa Maria della Pietà è liberamente accessibile dal mattino al tramonto. Passeggiando per i viali verdi e alberati ci si imbatte nella vista di numerosi murales, come quello di Gomez de Teran che si intitola “Le cose che non si vedono”.

Oggi il complesso di Santa Maria della Pietà vede già ospitare in alcuni padiglioni delle funzioni sanitarie, delle sedi associative e, al Padiglione 6, il Museo della Mente. Il parco è invece accessibile liberamente dal mattino al tramonto e, percorrendolo, ci si imbatte nella vista dei numerosi murales che decorano, in modo particolarmente evocativo e significativo, le facciate dei vecchi padiglioni.

A livello europeo casi analoghi confermano che la rigenerazione degli ex ospedali psichiatrici è un ambito sì complesso, ma anche particolarmente fertile per la crescita della cultura e della consapevolezza etica e sociale del progetto. Ne è un esempio ormai consolidato il Paolo Pini di Milano. Dal 1996, grazie alla Cooperativa Olinda, il complesso sta vivendo un nuovo percorso come polo culturale e sociale, con spazi teatrali, orti urbani, un ostello e un’attività di ristorazione inclusiva, mantenendo intatta la sua struttura a padiglioni immersa nel verde.

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JTP

Lo studio londinese JTP ha realizzato il progetto di recupero e riqualificazione del Graylingwell Park, ex area ospedaliera. Il parco ospita ben 472 alberi soggetti a vincolo di tutela paesaggistica e alcune architetture storiche.

Analoghi interventi sono in corso o già completati in Europa: dal Graylingwell Park a Chichester (Gran Bretagna) al Jydske Asyl di Aarhus (Danimarca), ex ospedali psichiatrici divenuti quartieri residenziali e polifunzionali e spazi pubblici.

Questi esempi dimostrano come la riqualificazione di complessi architettonici con questa specificità funzionale pregressa non sia una semplice operazione di conservazione edilizia, ma un processo di ripensamento radicale del rapporto tra architettura, paesaggio e collettività e uno strumento per sanare antiche fragilità.